Cerasolo rende omaggio a don Romano Migani a dieci anni dalla scomparsa
Domenica 25 ottobre Cerasolo ha reso omaggio a don Romano Migani, a dieci anni dalla sua scomparsa, con una giornata dedicata alla memoria di un sacerdote che ha lasciato un segno profondo nella vita della frazione. La giornata si è aperta con la celebrazione della Santa Messa, seguita dalla scoperta di una targa commemorativa, dal pranzo comunitario e da un pomeriggio di testimonianze, ricordi e filmati. Alla commemorazione hanno preso parte il vescovo emerito di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, l'attuale parroco, don Renzo Gradara e il sindaco di Coriano Gianluca Ugolini.
la commemorazione
Don Romano è stato per Cerasolo molto più di un parroco. Un uomo capace di costruire relazioni autentiche, di accompagnare le famiglie e di dedicare un'attenzione particolare alla crescita umana e spirituale dei giovani. Tra i ricordi più vivi ci sono ancora oggi i campeggi da lui organizzati, esperienze che hanno segnato intere generazioni di ragazzi, diventando occasioni di amicizia, educazione alla responsabilità e scoperta del valore della vita comunitaria.
«Don Romano Migani ha rappresentato per Cerasolo molto più di una guida spirituale: è stato un punto di riferimento per intere generazioni, capace di accompagnare la crescita dei giovani e di costruire legami profondi all'interno della comunità – dichiara il sindaco di Coriano, Gianluca Ugolini".
La commemorazione è stata accompagnata da una lettera di ringraziamento da parte di tutti quelli che hanno conosciuto don Romano.
Grazie don Romano!
Carissimo don Romano,
a te le formalità non sono mai piaciute, perché eri uomo semplice e schietto, financo timido; ma se oggi vedi il tuo nome inciso su questa targa, è perché prima di tutto è rimasto inciso, a fuoco, nei nostri cuori e nelle nostre vite.
Oggi, quindi, non vogliamo tanto “ricordarti”, ma vogliamo dirti semplicemente e schiettamente: “Grazie Don Romano”!
Grazie, anzitutto, perché ci hai insegnato a vivere.
A mettere i paletti giusti sulla nostra strada della vita, per costruirla sulla roccia e non sulla sabbia. E ce lo hai insegnato non con tanti discorsi, ma con la tua vita, come un bravo padre: tutto ciò che avevi – casa, pulmino, denaro – non li tenevi solo per te, ma li mettevi a disposizione di tutti, e non ci hai fatto mai mancare niente; conoscevi tutte le nostre famiglie (perfino il nome del cane o del gatto!); hai dato l’oratorio al Comune perché ne facesse il primo asilo; ci venivi a prendere con il pullmino per il catechismo senza mai chiedere un soldo, neppure per le Messe; hai portato a campeggio generazioni di ragazzi; ai giovani chiedevi di condividere le loro ferie con chi era scartato – i disabili e giovani immigrati; hai aperto la tua canonica ai senza casa e ai senza famiglia; conoscevi tutti gli operai, gli artigiani e gli imprenditori di Cerasolo Ausa, ben contenti di donare alla comunità il frutto del loro lavoro; non mancavi mai di visitare i nostri ammalati; hai lasciato l’insegnamento all’ITI per quello alle scuole medie di Coriano, per poter incontrare tutti i ragazzini del vicariato. Chi aveva un problema, aveva la certezza che tu lo avresti aiutato in qualche modo, e a qualsiasi ora.
A te stesso badavi poco: non andavi mai in ferie e ti si poteva trovare a qualsiasi ora, anche se non c’era ancora il cellulare. Tanti ti rimproveravano perché prendevi i tuoi vestiti dai sacchi della Caritas lasciati in parrocchia; e si ricorda ancora la tua risposta quando ti si face notare che dal pavimento della cucina si staccavano le mattonelle e sarebbe stato forse il caso di rinnovarlo: «Fino a quando in parrocchia ci sarà una famiglia con il pavimento come questo, io non ne farò uno nuovo».
Insomma, al centro della tua vita non c’eri tu, ma c’eravamo noi!
Grazie inoltre, perché ci hai fatto essere una comunità.
Avevi il dono di valorizzare tutti, di trovare in ognuno quella perla – quella capacità, quel modo di essere – per cui si riconosceva utile e prezioso per gli altri e per tutta la comunità.
Sul ricordino della tua prima Messa, nel 1965, avevi scelto questa frase evangelica: «Nemmeno un passerotto è dimenticato davanti a Dio. Anzi, anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete piú di molti passeri» (Lc 12,6): tu Don hai fatto sentire ognuno di noi come quel passerotto, riconosciuto tra mille dei suoi simili.
In te, ognuno si è sentito guardato, incontrato e amato da Dio; non aspettavi che le persone venissero da te, ma le andavi a cercare tu. Sì, Don, dopo tanti anni riconosciamo che Dio ci ha benedetti in te, anche nonostante i tratti più aspri e duri del tuo “caratteraccio”.
Grazie infine, perché ci hai dato Dio, la fede.
Ci hai fatto conoscere e sperimentare un Dio che è Padre e non padrone; un Gesù simpatico e non giudice spietato. Ci hai insegnato a pregare e ad amare i più piccoli e i più fragili.
E quando un prete dà Dio, dà tutto: l’umanità, la verità, il bene, la bellezza, la vita eterna. E allora gli si perdona anche tutto.
Grazie don Romano, perché ora vivi in noi!
E questa targa ci ricorda che tu e noi, ormai, siamo impastati come queste pietre cementate: noi siamo un po' anche te e tu sei un po' anche ciascuno di noi.
Grazie don Romano!










