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un 60enne a processo

La figlia minorenne adescata in una chat erotica, i genitori: "Così l'abbiamo salvata"

In foto: il tribunale di Rimini
il tribunale di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 3 apr 2025 21:17 ~ ultimo agg. 4 apr 13:35
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Erano entrambi presenti nell’aula Falcone-Borsellino del tribunale di Rimini per testimoniare contro l’uomo che ha adescato online la loro figlia adottiva, una ragazzina dell’Est Europa all’epoca dei fatti di 16 anni. Sono stati loro i primi ad accorgersi che nell’inverno del 2018 la minore aveva iniziato a vivere costantemente con lo smartphone in mano: “Era sempre attaccata al telefono e guai a toccarglieloraccontano marito e moglie, entrambi toscani d’origine. Praticamente non usciva più di casa, era diventata taciturna e scontrosa. A scuola, poi, si addormentava in classe. Una sera, verso mezzanotte, dopo averla sorpresa sotto le coperte ancora sveglia che chattava al cellulare, decidemmo di portarglielo via. Scoppiò il finimondo e il giorno seguente glielo restituimmo non prima di una bella ramanzina”.

Quei comportamenti ripetuti nel tempo spinsero i genitori ad indagare più a fondo. Così, un giorno, dopo essere riusciti con una scusa a farsi consegnare dalla figlia il telefono, scoprirono che era stata attirata da un uomo, oggi a processo, in una sorta di chat erotica. L’imputato, un 66enne di origini siciliane, all’epoca dei fatti residente a Rimini, si sarebbe spacciato per un affascinante 18enne e, una volta carpita la fiducia della minore, l’avrebbe convita a inviargli centinaia di foto intime. Tra i due si era instaurato una sorta di rapporto morboso, con la 16enne che ormai pendeva dalle labbra dell’uomo, pronta a soddisfare ogni sua richiesta. Quando capitava che nel giro di pochi minuti non rispondesse ai suoi messaggi, lui non si sarebbe fatto scrupoli a minacciare di morte lei e la sua famiglia. Del resto era stata proprio la giovane a rivelargli il numero di casa e persino l’indirizzo della loro abitazione.

Dopo aver cercato di far comprendere alla minorenne che doveva staccarsi da quel “ragazzo” virtuale, moglie e marito si sono visti costretti a denunciare tutto alla polizia Postale e, temendo ritorsioni, persino a trasferirsi in un’altra città. Quando il 66enne ha capito di aver perso il controllo sulla minore, ha finto di avere un’altra relazione: “Le scriveva: ‘Vattene pure, tanto adesso nella mia vita c’è una nuova ragazza’, – raccontano ancora i genitori – nella speranza di far nuovamente cadere nostra figlia nella sua rete”.

Le indagini della Postale hanno permesso di risalire all’identità del 66enne, nel frattempo finito a processo davanti al tribunale collegiale di Rimini per detenzione di materiale pedopornografico, reato di competenza della Dda di Bologna. L’imputato, che si è definito un artista di strada, difeso dall’avvocato Gianluca Oddo del foro di Firenze, al momento risulta irreperibile e non è mai comparso in aula. Il prossimo 17 ottobre verrà chiusa l’istruttoria con la testimonianza della vittima, nel frattempo diventata maggiorenne, costretta per anni a seguire un percorso da uno psicologo per combattere le crisi di panico causate dall’intera vicenda. “Non ci siamo costituiti parte civile nel processo – spiegano i genitori della giovaneperché non ci interessa un eventuale risarcimento. Se abbiamo denunciato e oggi siamo qui, è solo per impedire che ciò accada ad altre minorenni fragili come lo è stata nostra figlia”.