Imprese mordi e fuggi. Magrini plaude a stretta della GDF


La Guardia di Finanza ha annunciato durante la commissione Finanze del Senato una stretta sul fenomeno ‘apri e chiudi’. A Rimini in particolare il vulnus riguarda gli alberghi più piccoli che passano nel giro di pochi anni o mesi da una gestione all’altra. Un provvedimento cui plaude anche l’amministrazione comunale di Rimini. “Le imprese ‘mordi e fuggi’ aprono e chiudono in tempi brevissimi, spesso con finalità elusive. Parliamo, nella sostanza, di partite IVA temporanee utilizzate per generare crediti fiscali fittizi e non pagare quanto dovuto al fisco. Nel 2024, in Italia, si sono registrati oltre 3.000 casi di questo tipo: un dato che conferma la diffusione di un fenomeno strutturato e non più episodico. In questo contesto – spiega l’assessore alle attività economiche Juri Magrini – , la possibilità di intervenire in tempi brevi con la cessazione d’ufficio può aiutare a contenere gli effetti più gravi: si evita, ad esempio, che crediti inesistenti vengano usati per compensare debiti reali, e si può bloccare sul nascere l’accumulo di nuove passività tributarie. Si tratta quindi di un’azione che contribuisce, seppur parzialmente, a limitare il volume del ‘non riscosso’ che pesa sulla finanza pubblica”.
L’assessore, però, rilancia: “gli strumenti oggi disponibili non sono sufficienti a risolvere il problema alla radice. Servirebbero misure più strutturali, come l’introduzione di una fideiussione obbligatoria all’apertura di nuove partite IVA, o una responsabilità diretta e personale più incisiva per gli amministratori di queste società ‘usa e getta’”.
La realtà riminese: “Nel nostro territorio, questo tipo di operazioni si concentra in settori specifici – soprattutto nelle attività ricettive minori – dove è più facile mascherare operazioni irregolari dietro forme societarie lecite. Per questo è importante che l’attenzione su questi circuiti non venga meno: non si tratta solo di contrastare l’evasione fiscale, ma di tutelare chi fa impresa onestamente e salvaguardare il principio di concorrenza leale.”