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al lavoro con Unibo

Il dolore per Sara ed Ilaria. Bellini: uno sportello antiviolenza in Università

In foto: repertorio
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di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 3 apr 2025 16:58
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Ancora una volta attoniti di fronte ai femminicidi che hanno insanguinato il nostro paese nelle ultime ore. Due ragazze, due studentesse, a cui è stato strappato il presente e il futuro. Le morti di Sara e Ilaria, come quello di tutte le altre donne vittime, fa scaturire un grido di dolore, insieme al desiderio di non smettere di agire, di fare qualcosa perchè le cose cambino. La vice sindaca di Rimini Chiara Bellini, reagendo all’ennesima violenza, racconta come stia lavorando ad un progetto per portare l’esperienza dei centri antiviolenza anche dentro l’università, con la collaborazione del Campus di Rimini. L’obiettivo è aprire uno sportello negli spazi universitari.

Sara e Ilaria avevano 22 anni, erano studentesse universitarie con una buona famiglia alle spalle, così come i loro giovani assassini. Sara e Ilaria erano donne che seguivano il loro progetto di vita che, da giovanissime, era tutto davanti a loro, così come i loro assassini. Nulla di più lontano dall’immaginario di una violenza di genere frutto di contesti degradati e marginali, confinabili nel disagio sociale, economico, culturale e famigliare. Un filo, se ci pensiamo bene, che lega Sara e Ilaria a Giulia Cecchettin, un cambio di paradigma che ci consegna una violenza purtroppo strutturale, fuori dai canoni dell’emergenza. Oltre la rabbia che ogni volta, implacabile, mi assale, l’urgenza che oggi sento è la consapevolezza che dobbiamo avere la necessità di cambiare questa cultura alla radice. Non mi stancherò mai di dire che c’è un tema di violenza misogina che si collega all’ incapacità da parte degli uomini di convivere con l’autonomia e la libertà delle donne di scegliere per le loro vite e i loro corpi, con l’aggravante ricorrente, in ogni caso, di controllo e possesso. Proprio il cambiamento di paradigma richiede un salto di qualità nell’impegno di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne, un cambiamento culturale per sradicare un post-patriarcato ancora (anche inconsapevolmente) introiettato.
Anche la serie televisiva Adolescence ha recentemente messo in luce le pressioni e le contraddizioni che i giovani affrontano oggi, offrendo uno spaccato inquietante ma necessario delle dinamiche che possono portare a comportamenti estremi, di cui siamo tutte e tutti responsabili- la famiglia, la scuola, le istituzioni e la società più in generale. È evidente che non possiamo più ignorare il ruolo che la cultura, i media e le aspettative sociali giocano nella formazione delle nuove generazioni.
D’altronde è anche vero che la richiesta maggiore di supporto ci proviene appunto dalle più giovani, ed è grande. L’osservatorio che ho è anche quello delle aule universitarie, dove è frequente che io mi fermi ad ascoltare e parlare di questi temi insieme alle studenti e agli studenti. Per questo sto lavorando da tempo sul nostro territorio per portare la grande esperienza dei nostri centri antiviolenza anche dentro l’università; con la collaborazione del Campus di Rimini di Unibo stiamo concretizzando una importante collaborazione che permetterà di aprire, a breve, uno sportello di informazione e contrasto alla violenza direttamente negli spazi universitari..