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cala ancora il debito

I conti della Diocesi. Bilancio con il segno più per l'undicesimo anno

In foto: @newsrimini
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di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 3 apr 2025 14:57
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Aiutare i poveri, sostenere il clero e garantire la manutenzione degli edifici ecclesiastici. Questi sono i principi cardine che guidano l’operato della Chiesa e che trovano piena espressione anche nel bilancio 2024 della Diocesi di Rimini e di cui si trova un ampio approfondimento sulle pagine del settimanale Il Ponte.

Il 2024 si è chiuso con un attivo di oltre mezzo milione di euro: un risultato in attivo per il decimo anno consecutivo. E questo nonostante i ricavi, rispetto al 2023, siano diminuiti di oltre un milione di euro così come l’utile. I costi, invece, sono sostanzialmente rimasti invariati. I ricavi totali sono stati di 2.831.000 euro, i costi 2.277.968. I contributi ricevuti dall’8 per mille, distribuiti dalla CEI calcolando gli abitanti di una diocesi, ammontano per il 2024 a 1.604.000 euro. A questi vanno aggiunti 749.00 euro di offerte e 478mila euro derivante dagli affitti di immobili. Tra le quattro grandi aree di intervento la voce più significativa è quella della carità con oltre 300mila euro. La gran parte di questa cifra è utilizzata per la Caritas, altre risorse (in maniera minore) sono destinate all’associazione Papa Giovanni XXIII, alle missioni diocesane. Segue la cultura (dai beni storici all’istituto Marvelli, alla biblioteca) con 261mila euro, 59mila per la pastorale, liturgie ed eventi diocesani, e l’ambiente 48mila euro, utilizzati per la Giornata del Creato, l’adeguamento di impianti dei vari immobili di proprietà e l’avvio delle Comunità Energetiche Rinnovabili.

L’utile del conto economico porta il debito a scendere ulteriormente da 10.012.464 (del 2023) a 9.160.712 euro (del 2024), facendo segnare un ulteriore abbassamento di 851.752 euro. Nel 2014 il debito era arrivato a 36 milioni. Si continua a risparmiare senza però venire meno al compito precipuo della Diocesi. “Ogni euro è profuso nella cura e nell’attenzione dei più piccoli e dei poveri, che sono e restano i veri ‘tesori’ della Chiesa. Un risultato – commenta l’economo don Danilo Manduchifrutto del sacrificio e del lavoro di tutta la Chiesa diocesana, che ci ha ‘fruttato’ anche i complimenti della Congregazione per il Clero di Roma. Questo risultato, invece di farci gonfiare il petto – conclude – ci invita a proseguire con responsabilità senza abbassare la guardia perché le sfide sono ancora importanti”.

Rispetto al debito:  “Ad alcuni investimenti importanti come la ristrutturazione del vecchio seminario (oggi dato in diritto di superficie come scuola per quasi 1.000 studenti), il nuovo seminario (il cui costo è stato sostenuto dalla Diocesi), la costruzione di impegnativi complessi parrocchiali come Villa Verucchio, il restauro di altri immobili parrocchiali, il Centro Giovani, la Tv diocesana, e l’Issr Marvelli, si è aggiunta la grave crisi economica del 2010, l’aumento del costo dei materiali del 40% e una normativa più stringente, ad esempio in campo antisismico. Da qui la necessità di dover ricorrere al credito – e al conseguente debito – bancario. La Diocesi ha dunque accumulato 36 milioni di debito bancario fino al 2014. Abbiamo messo in campo un’opera molto seria e puntuale e in undici anni il debito si è ora abbassato agli attuali 9.160.712 euro”.
Le entrate però si contraggono: “Tutti, Diocesi e parrocchie, dobbiamo preoccuparci di contenere i costi, scegliendo solo ciò che è strettamente necessario per mantenere viva la vocazione della Chiesa. Occorre restare entro i budget stabiliti e stilare ogni volta la valutazione costi/benefici. Anche le parrocchie dovranno individuare e e percorrere le poche concrete possibilità di risorse che possono ricevere da piccole offerte (ambienti, campi da calcio, iniziative particolari, ecc). Senza mai dimenticare che le realtà materiali non debbono essere ceppi che ci legano quaggiù, impedendoci il volo verso l’alto. Diventando così protagonisti attivi nella costruzione dell’unica grande famiglia dei figli di Dio, e vivendo pienamente la nostra vocazione comunitaria”.