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Il convegno

Famiglia e turismo: il modello Rimini e la vocazione del balneare

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
sab 5 apr 2025 14:36
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Turismo e famiglia, un rapporto ricco e in trasformazione ma ancora prezioso. Se n’è parlato venerdì 4 aprile, in Sala Manzoni, a Rimini, nel convegno “Famiglia e turismo. Motivazioni, aspettative e opportunità”, terzo appuntamento organizzato dall’Ufficio Pastorale del Turismo della Diocesi di Rimini, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” delle Diocesi di Rimini e San Marino-Montefeltro.
Il direttore dell’ufficio Pastorale del Turismo Mauro Vanni (presidente di Confartigianato Imprese balneari e diacono) nel ribadire l’originalità del modello turistico riminese, basato proprio sul turismo familiare e su una capacità di accoglienza tipicamente romagnola e conosciuto ovunque, ha ricordato come anche il lavoro sia una vocazione. “Tante persone attraversano il mondo per portare la buona notizia agli altri. Noi operatori del turismo incontriamo milioni di persone e possiamo raccontare la nostra esperienza di fede e condividerla. In questo senso l’esperienza del turismo balneare può essere vista e vissuta come una vocazione”.
Secondo i dati di Federalberghi negli ultimi due anni è aumentata la quota di italiani che non ha fatto vacanze in estate. “Principalmente per motivi economici. – ha fatto notare il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad – Ma dentro a questi numeri, non ci si sofferma forse abbastanza ad allargare lo zoom su quante, fra coloro che dovranno stare a casa, sono le famiglie con bambini che non possono concedersi una vacanza con i figli perché non se le possono permettere e soprattutto, dietro ai numeri, a quali sono le conseguenze di questa deprivazione sui più piccoli. Secondo i dati diffusi qualche mese fa da OpenPolis: una famiglia con bimbi su tre non può permettersi una settimana di vacanza. Tra quelle con tre figli il 45% resta in città. Rispetto al 2021 – stando ai numeri della ricerca – cala la quota di famiglie che non possono fare vacanze, ma il fenomeno resta davvero ampio: il 30% dei nuclei con uno o due figli non può permettersi una settimana di ferie lontano da casa. Nel 2022 il 35,9% dei nuclei ha dichiarato di non potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa. In presenza di uno o due figli minori, la quota si attesta attorno al 30%; con almeno 3 figli sale fino al 45,7%. Un problema amplificato tra le famiglie monoreddito.
Ma dietro alle fredde statistiche, quello che va messo in evidenza è qualcosa che va oltre il solo impatto economico: è l’impatto sui bambini della necessità di dover rinunciare alle vacanze estive: una vera e propria perdita delle opportunità formative e del diritto al gioco e al tempo libero per molti minori, la rinuncia a esperienze importanti fra loro e con i genitori, di svago ma anche formative, in cui i bambini e le bambine possono dare concretezza al diritto al gioco e al tempo libero. Si tratta di esperienze fondamentali per tutti i minori, a maggior ragione dopo la fine degli impegni di studio scolastico“.
Se c’è un ‘target’, per usare una brutta espressione, su cui Rimini è impegnata da sempre a costruire un’offerta turistica equilibrata, – ha proseguito il sindaco – questo è proprio quello delle famiglie. Un turista su due a Rimini è costituito da famiglie con bambini in vacanza che, secondo le stime dell’osservatorio turistico regionale, rappresenta circa il 50% dei nostri ospiti, in particolare nei mesi di luglio e agosto. Per questa tipologia di vacanzieri Rimini ha, sin dall’introduzione dell’imposta di soggiorno, deciso di esentare dal pagamento i minori fino al compimento del quattordicesimo anno di età e i figli minorenni, dal secondo in poi, se soggiornano con i propri genitori nei mesi di giugno, luglio ed agosto. Che ci sia crisi economica generale o meno, questa è la terra della vacanza familiare” ha concluso il primo cittadino.

La prof.ssa Patrizia Battilani, docente di Storia Economica del Campus di Rimini (Università di Bologna), e collaboratrice del progetto formativo “Scuola di alta formazione in Arte sacra e Turismo culturale-religioso” dell’ISSR Marvelli, è intervenuta su: “Il valore della famiglia nel turismo”.
Turismo e famiglia è un rapporto ricco e articolato. La famiglia è sia unità di consumo sia unità di produzione, affronta sfide diverse e racconta la trasformazione della società. – ha detto la prof.ssa Battilani – Negli anni 30 del Novecento la vacanza di mare, di sole, era prerogativa di mamme e bambini, negli anni 50/60 esplode il modello ‘turismo familiare’, alla fine degli anni 60 vengono scoperti i giovani, che escono dalla famiglia e iniziano a scegliere e vivere la vacanza in maniera indipendente.
Il turismo è luogo di incontro, scoperta e rispetto delle diversità. Cambia nel tempo ma aiuta sempre a fare comunità: le persone anche in vacanza alla solitudine preferiscono l’interazione con altre persone. La famiglia fa da base ai modelli organizzativi del settore, e il turismo aiuta ad innovare”.

Nella sua relazione “Il turismo al servizio della famiglia”, il prof. Daniele Celli, docente di Pedagogia generale e Pedagogia interculturale all’ISSR Marvelli, ha messo in luce come e perché il turismo si mette a servizio della famiglia. “La famiglia è il luogo in cui nasce e cresce ogni uomo. Ogni persona è contemporaneamente singolo e comunità, e la prima comunità naturale è la famiglia. In questo tempo di denatalità e crisi economica, anche il turismo dovrebbe intervenire in maniera concreta per la famiglia tenendo conto delle esigenze di tempo e di spazio delle famiglie nell’organizzazione delle attività e di particolari scontistiche per i nuclei familiari. E perché non pensare alla solidarietà concreta in ambito turistico, magari con la creazione di un fondo di solidarietà a favore delle famiglie (dalle case famiglia della ApgXXIII o le famiglie per l’accoglienza solo per citare due esempi molto noti nel riminese)?”.

Per don Marco Foschi, assistente spirituale dell’Ufficio Pastorale del Turismo, “turismo e famiglia è ancora un binomio possibile, praticabile e virtuoso”. Nel ricordare agli operatori del settore quanto sia importante favorire aspetti relazionali e gli ambiti di incontro (“E il turismo riminese ha una tradizione in questo campo”), don Foschi ha invitato anche la comunità cristiana a diventare sempre più una “grande famiglia, anche nei mesi estivi, proponendo a ospiti e turisti che scelgono la riviera riminese, uno stile familiare nelle proposte, nelle iniziative, nelle relazioni”.

Al termine del convegno, il Vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, ha presieduto un breve pellegrinaggio Giubilare in Basilica Cattedrale con visita alle reliquie di San Nicola (spiegate dal rettore della Cattedrale, don Giuseppe Tognacci), che durante l’anno giubilare sono eccezionalmente custodite in Cattedrale. “Io sono la porta, abbiamo scritto sulla porta della Cattedrale, luogo giubilare. – ha detto il Vescovo Nicolò – Cristo è la porta che ci introduce al Padre, Dio, che ci ama tutti di un amore immenso, totale e liberatorio”.

A tutti gli intervenuti è stato omaggiato il cartoncino “Cari ospiti, benvenuti e buon Giubileo” in quattro lingue (italiano, inglese, francese e tedesco), da esporre nei luoghi di lavoro e nelle diverse attività turistiche, proprio come benvenuto che il Vescovo Nicolò, gli operatori turistici e la Chiesa riminese rivolge a tutti gli ospiti.