Dazi. Bozzi (Confindustria): BCE tagli i tassi per attutire effetto


“I dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti avranno un innegabile impatto sulle tante industrie esportatrici della Romagna, cercheremo di quantificarlo nei prossimi mesi con il
nostro Centro Studi perché vogliamo parlare con i numeri alla mano, ma ci attendiamo ripercussioni imponenti”. Lo afferma il presidente di Confindustria Romagna, Roberto Bozzi.
“Sul fronte dell’export dobbiamo la ripresa post pandemia in gran parte all’aumento della quota proprio negli Usa. I settori più esposti sono quelli che hanno esportato di più: il farmaceutico, l’alimentare e quello delle macchine per la produzione.
Rilancio dunque con forza le parole del Presidente Orsini, l’Europa ha due imperativi: dialogare con tutti, a cominciare dalla nuova amministrazione americana, ed evitare reazioni di pancia che sono controproducenti. Alzando i toni dello scontro con gli Usa, ne beneficerà solo la Cina: bisogna accelerare il taglio dei tassi da parte della Bce perché deprezzerebbe l’euro attutendo l’effetto dei dazi americani. Poi occorre definire nuovi accordi commerciali come scudo alla guerra delle tariffe. L’Europa deve rimanere unita e chiunque abbia buoni rapporti con l’amministrazione americana deve attivarli per il bene comune. Contemporaneamente, occorre un cambio epocale nel pensiero europeo per facilitare e accrescere gli scambi intra-Ue: bisognerebbe chiedere all’Europa di consumare di più, alzare gli stipendi ed essere meno competitivi al suo interno. La visione dell’Europa oggi è una visione piccola, perché guarda al miglioramento del proprio stato e non pensa al miglioramento della sua situazione globale. Italia e Germania sono i Paesi più esposti nei confronti degli Usa e anche per questo a livello nazionale si sta lavorando con il presidente della Confindustria tedesca per rilanciare fattivamente le politiche industriali europee. Le istituzioni a qualunque livello – locale, nazionale ed europeo – uniscano le forze per proteggere l’economia locale e nazionale”.
Secondo il presidente di Legacoop Emilia Romagna Daniele Montironi: “la decisione del presidente Donald Trump di introdurre dazi al 20% sui prodotti importati dall’UE avrà pesanti ripercussioni sull’Emilia-Romagna e in particolare sull’agroalimentare, un comparto in cui è forte la presenza cooperativa. Gli Stati Uniti rappresentano un grande mercato per l’Emilia-Romagna: il valore dei prodotti esportati è di 10,5 miliardi di euro. I dazi faranno aumentare l’incertezza economica globale, che si scaricherà sui territori: l’Europa, il Governo nazionale e le istituzioni locali dovranno impegnarsi per sostenere la competitività delle imprese e la coesione sociale. I dazi sono nocivi per l’economia e per la società nel suo complesso, oggi più che mai è utile ribadire che la cooperazione si riconosce nei valori dell’Europa, nei mercati aperti e nell’economia sociale che mette al centro il benessere delle persone e delle comunità”.
Vale 165 milioni di euro l’export agroalimentare romagnolo verso gli USA. Secondo le stime dell’ufficio studi Cia-Agricoltori italiani su dati Istat, il valore delle esportazioni nel 2024 delle tre province è stato di 45,7 milioni di euro per Ravenna, 25,6 per Forlì-Cesena e 93,5 per Rimini. “Ora la scure di Trump è arrivata con i dazi al 20% che colpiranno indistintamente tutti i prodotti europei, a partire dall’agroalimentare Made in Italy – commenta Danilo Misirocchi, presidente di Cia Agricoltori Italiani Romagna –. I prodotti della Romagna più colpiti sono vino e olio, ma ci saranno ricadute anche su cereali e latte. Per questo serve subito una risposta ferma e immediata dell’Ue per aprire una trattativa e scongiurare una guerra commerciale con un’escalation devastante in cui perderebbero tutti“. La politica dei dazi è sbagliata e controproducente, continua Misirocchi. “Adesso non bisogna andare in ordine sparso ma agire uniti come Europa, ritrovando un approccio condiviso e mirato per reagire alle forzature di Trump senza sudditanze. Occorre un’azione diplomatica rapida, forte e decisa. Allo stesso tempo è necessario ridefinire le politiche di globalizzazione, che evidentemente stanno mostrando tutte le loro crepe, anche attraverso il ruolo del WTO”.