Come affrontare Vis Pesaro-Rimini con la finale di Coppa Italia di C alle porte?


È normale che alla vigilia della sfida con la Vis Pesaro, a pochi giorni da una serata che può finire nel libro di storia del calcio biancorosso, ma anche di tecnico e giocatori, si dibatta su come affrontare la partita di domani e dei riflessi che avrebbe sulla finale di martedì. Turnover o cercare il massimo al “Benelli” e senza calcoli?
È un argomento buono per le chiacchiere e per il contorno di due sfide che calamitano l’interesse della Rimini calcistica. Quello che conta davvero è quel che accade nella pancia del Neri, nello spogliatoio, dove si sa che con le chiacchiere non si vincono le partite.
Bene ha fatto oggi Buscè a richiamare ancora sull’atteggiamento, sul comprendere il momento e a mettere in campo concentrazione e quindi attenzione. A prescindere da chi andrà in campo.
Passa invece in secondo piano il fatto che queste situazioni rappresentino anche un’occasione di crescita, perché ci sono molti più giocatori e tecnici che una finale non la giocano mai. Giocare al meglio sia a Pesaro, con un posto nei play off ancora da blindare a poche giornate dalla fine e pochi giorni dopo una finale in casa, dopo aver vinto all’andata contro una squadra che ai più è parsa molto pericolosa per il Rimini, è una sfida sostanziale per giocatori e allenatore.
Fa parte dei sogni di un baby calciatore o di un tecnico in carriera arrivare a giocarsi qualcosa e dimostrare che si è pronti ad essere protagonista. Con tutto quel che hai, che qualche volta non basta, ma che vuoi usare al meglio per vincere.
Un calciatore e un tecnico crescono più velocemente se moltiplicano le occasioni nelle quali dimostrano di saper leggere le sfide che finiscono sull’almanacco.
Le scelte sull’undici titolare al Benelli e poi quella di martedì sera sono una conseguenza, un esercizio di responsabilità. Quello che conta davvero è stabilire la misura dei protagonisti nei momenti che contano.
Nell’albo d’oro non ci finisce un singolo, ma la squadra; non chi gioca e chi sta in panchina, la squadra.
Ci sono due obiettivi sui quali è possibile mettere le mani, play off e coppa. Le chiacchiere stanno a zero.
Per carità, si può anche passare alla storia come è successo a Raymond Poulidor, sette volte secondo al Tour de France e senza un giorno in maglia gialla. Oppure come Hector Cuper, l’hombre vertical, eterno secondo da allenatore di calcio. Questione di gusti.
Cesare Trevisani