L'invito 'Italia prenda esempio'
A Rimini stop a manifesti anti ideologia gender: discriminatori e non veritieri
In foto: il 'testimonial' Trump

di Redazione

mer 2 apr 2025 15:34 ~ ultimo agg. 16:11
Con delibera approvata lunedì, la Giunta comunale ha deciso di negare l’affissione di cento manifesti richiesta dall’Associazione culturale San Michele Arcangelo, per conto anche dell’Associazione Pro Vita & Famiglia Onlus, volti alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro l’ideologia gender.
Il manifesto riporta il volto di Donald Trump e la frase “Impedirò la mutilazione chimica dei giovani causata dall’ideologia gender”. La frase è una citazione dell’ordine esecutivo disposto dal presidente degli Stati Uniti appena insediato denominato “Defending women from gender ideology extremism and restoring biological truth to the federal government” (Difendere le donne dell’estremismo dell’ideologia gender e ripristinare la verità biologica nel governo federale), reso noto il 20 gennaio 2025.
Il manifesto è completato dalla frase “Il Governo italiano prenda esempio”.
Il diniego all’affissione deriva dalla constatazione che il messaggio riportato sia di carattere discriminatorio, dal contenuto oggettivamente non veritiero e fonte di allarmismo sociale. Il manifesto è dunque in contrasto con le disposizioni di legge in materia, con il Codice di Autodisciplina e della comunicazione commerciale (che ogni soggetto sottoscrive nel momento in cui richiede un’affissione pubblicitaria) oltre che non essere in linea con alcuni principi cardine della Costituzione italiana (che all’art. 3 garantisce l’uguaglianza e la non discriminazione e all’art.2 tutela i diritti inviolabili della persona).
Sono diverse le osservazioni rilevate dall’Amministrazione:
– il messaggio è ritenuto fuorviante e non veritiero in quanto l’espressione mutilazione chimica fa intendere che le persone che intraprendono trattamenti ormonali (come, ad esempio, quelli necessari per il cambiamento di genere) stiano subendo una mutilazione, percepita come menomazione o violenza. Queste terapie al contrario fanno parte di protocolli medici testati e confermati dalla comunità scientifica per curare la disforia di genere e aiutare le persone che vogliono intraprendere questo percorso. Inoltre l’Aifa dal 23 settembre 2020 ha inserito la terapia ormonale di affermazione di genere nell’elenco dei medicinali erogabili a carico del servizio sanitario nazionale
– il messaggio suscita allarmismo sociale poiché la citazione rinforza lo stereotipo che le persone transgender siano vittime di un “sistema” che li spinge a prendere decisioni dannose o irrazionali per il proprio corpo (in riferimento ad una categoria particolarmente sensibile come quella dei giovani), quando in realtà questi percorsi sono effettuati sotto la supervisione di professionisti sanitari.
– inoltre il concetto di ideologia del gender non ha consistenza scientifica. L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) è intervenuta per chiarire che “esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale.”
Il messaggio è considerato dall’Amministrazione Comunale quindi oggettivamente non veritiero, suscettibile di condizionare in modo fuorviante e ingannevole l’avvio di un piano terapeutico approvato dalle competenti autorità sanitarie, nonché discriminatorio con riferimento all’identità di genere.
L’Amministrazione ricorda anche la sentenza del Tar del 2022 confermata recentemente dal Consiglio di Stato, per il caso simile dei manifestati negati sempre all’associazione Pro Vita contro la pillola abortiva Ru486 sui cui l’Associazione aveva presentato ricorso. La sentenza riconosce sia il metodo utilizzato per il diniego (la delibera di Giunta), sia il merito in quanto la libertà di espressione del pensiero non è da intendersi illimitata e assolutamente non controllata, ma soprattutto quella che si avvale del mezzo pubblicitario, deve tenere conto della “continenza espressiva” dei contenuti, (..), nonché dei principi di prudenza e precauzione volti ad evitare impatti sulla sensibilità dei fruitori del messaggio e a garantirne la chiara corrispondenza al vero”.
Da Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, un plauso all’Amministrazione Comunale: “Le ragioni del diniego sono state precisamente articolate e spiegate dal Comune e si fondano sulla recente riforma del codice di disciplina delle comunicazioni pubblicitarie approvato dal Consiglio comunale di Rimini. È un passaggio essenziale che impedisce a chiunque di offendere, denigrare, spargere disprezzo e odio impunito dai muri e dalle strade della nostra città. Rimini deve essere una città accogliente e rispettosa, sicura per quanto possibile anche sul piano comunicativo.
Sentiremo sicuramente lamentele su una presunta riduzione del diritto di espressione, ma in primo luogo nessuno ha il diritto di offendere e diffondere informazioni false e ideologiche sulle persone trans, che sono cittadine e cittadini a pieno titolo. In secondo luogo usano come riferimento politico Trump che il primo giorno di insediamento ha proibito l’uso di parole come “antirazzismo”, “Differenze culturali”, “disabilità”, “donna”, “discorsi d’odio” e, insieme ad altre decine di parole del tutto inoffensive, l’immancabile “Golfo del Messico”.
Da una comunicazione che mette al centro il nuovo idolo delle ultradestre Trump, con le sue proibizioni terminologiche e concettuali, non si possono accettare proteste sulla limitazione del diritto di espressione”.
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