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conclusione prevista giovedì

L'incidente probatorio di Manuela Bianchi prosegue ancora. Il caso dello sciamano

In foto: il Tribunale di Rimini
il Tribunale di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 26 mar 2025 19:28 ~ ultimo agg. 22:33
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Un’altra lunga giornata al palazzo di Giustizia di Rimini, dove è ancora in corso l’incidente probatorio di Manuela Bianchi cominciato martedì: la novità è che si proseguirà anche giovedì mattina. Tanti ancora gli aspetti da chiarire, soprattutto riguardanti il contenuto di alcune intercettazioni avvenute all’interno della sala d’aspetto della questura di Rimini tra la Bianchi e Dassilva, ma anche tra Manuela e suo fratello Loris. La nuora di Pierina oggi ha ripercorso soprattutto ciò che accadde la mattina del 4 ottobre 2023, giorno del ritrovamento del cadavere della suocera.

Riconfermato il suo racconto secondo cui Dassilva l’avrebbe attesa nei garage di via del Ciclamino per avvertirla che c’era il corpo di una donna morta dietro la porta tagliafuoco. In quei frangenti, secondo la Bianchi, Dassilva le avrebbe detto di fare attenzione a dei cocci presenti dietro la porta (da qui la sua deduzione sui famosi barattoli caduti a terra) e poi di recarsi dal condomino al primo piano per chiedere aiuto. Poi Louis si sarebbe allontanato prima che lei vedesse il cadavere a terra. Una ricostruzione fortemente contestata dagli avvocati di Dassilva, Riario Fabbri e Andrea Guidi, secondo i quali non tornerebbero i tempi degli spostamenti dei due ex amanti. E a tal proposito avrebbero depositato una nuova perizia tecnica. Dassilva è stato descritto “sbigottito” nell’ascoltare la ricostruzione della Bianchi, protetta sempre da un paravento azzurro.

E’ emerso proprio oggi, non in sede di incidente probatorio però, un nuovo elemento contro Dassilva. Il senegalese nel novembre del 2023 si rivolse ad uno sciamano, che vive nel suo paese di origine, affinché effettuasse dei riti voodoo all’indirizzo del pubblico ministero Daniele Paci, dell’allora capo della Squadra Mobile e di alcuni investigatori della questura di Rimini. Messaggi e intercettazioni che sarebbero finiti agli atti dell’inchiesta e che di certo non depongono a favore dell’indagato.